Oltre lo scatto ad effetto: una riflessione sulla Street Photography come linguaggio del reportage e strumento di dialogo, dove l'immagine emblematica sostituisce le parole.

Persone, oggetti, riflessi, movimenti. La street photography è un genere che a un certo punto ha dovuto darsi un nome, ma affonda le radici in quello che un tempo chiamavamo ‘reportage generico’ o ‘fotografia sociale’. Linguaggi che condividevano la tecnica e l’urgenza di saper cogliere l’attimo, trovandosi nel posto giusto al momento giusto, ma soprattutto raccontavano l’uomo, l’umanità, tanto che sia esplicita tanto che ne sia la sua sinopia.
Oggi la street photography fonde questi mondi in modo brutale, e poco convincente. Quando parliamo di reportage, trattiamo un argomento compiuto, quando si parla di strada, è ormai diventato un esercizio di ricerca del puro ‘effetto’, prosciugando lentamente un genere che rischia di non raccontare più nulla. La foto ad effetto, da sola, non dice niente.
Per me, fare fotografia di strada significano tante cose: dialogare con i propri interlocutori, cercare con intenzione i tasselli necessari a un reportage completo, o inseguire quella singola foto emblematica capace, da sola, di raccontare una storia più efficacemente di un libro intero. Non è un genere, è una voglia di fare!